Diverticoli del colon

I diverticoli del colon sono delle piccole escrescenze che si sviluppano sulla parete del colon, che è la parte finale dell’intestino. Localizzati prevalentemente nel sigma, possono però interessare tutto il colon.

Sono più frequenti nell’età avanzata: quasi 1 paziente su 2 né è affetto, pur senza saperlo. La loro presenza infatti può essere un riscontro occasionale nel corso di un esame radiologico o endoscopico eseguito per altri motivi.

In altri termini quasi 8 volte su 10 i diverticoli rimangono del tutto asintomatici. Solo nel 15-20% dei casi provocano dolori addominali, stitichezza e meteorismo, tutti sintomi spesso confusi con quelli della sindrome dell’intestino irritabile. La presenza di sintomi non dipende mai dal numero o dall’estensione dei diverticoli.

Altra cosa, infine, è la diverticolite, che va considerata come una complicazione provocata dall’infiammazione di uno o più diverticoli e che provoca di solito febbre, forti dolori alla pancia blocco quasi completo della defecazione e può arrivare fino alla perforazione del diverticolo con formazione di una raccolta ascessuale pericolica o di una peritonite.

Perché si formano i diverticoli e perché si infiammano

Nel caso di una dieta carente di fibre, secondo la maggior parte degli autori, i muscoli del colon debbono contrarsi con forza per riuscire ad espellere le piccole feci che si formano. L’aumento di pressione che si registra all’interno dell’intestino con il trascorrere degli anni dà luogo ad un’erniazione della mucosa e sottomucosa nel punto della parete intestinale più vulnerabile, e cioè là dove i vasi sanguigni penetrano nella parete del colon.

Benché non sia stato ancora definitivamente provato, una dieta ricca di fibre (“dieta ad alto residuo”) potrebbe ridurre la comparsa di diverticoli ed il rischio che la diverticolosi diventi nel tempo sintomatica. La stessa dieta viene peraltro raccomandata anche in presenza di una diverticolosi sintomatica (malattia diverticolare) allo scopo di prevenire o ritardare la comparsa di eventuali complicazioni.

Esiste un’ampia letteratura scientifica che documenta l’assenza o la minore incidenza di diverticolosi nelle popolazioni vegetariane e nei paesi in cui la dieta è ricca di fibre.

All’interno del diverticolo  possono ristagnare le feci formando coproliti (piccole raccolte di feci solide) che se non vengono espulsi con il loro decubito possono determinare l’infiammazione della parete con possibile perforazione o emorragia.

La malattia diverticolare del colon affligge più del 25 per cento della popolazione in Europa e la sua prevalenza aumenta con l’età, quando cominciano a comparire le alterazioni strutturali e l’indebolimento della parete del colon: ad essere colpiti sono circa la metà degli ultracinquantenni (nei giovani la malattia è invece rara), mentre dai 60 anni in poi l’aumento è progressivo.

Non sapere di soffrirne può diventare rischioso: la diverticolosi (cioè la sola presenza di diverticoli) può infatti evolvere in diverticolite, con forti dolori addominali, febbre, nausea, vomito, stipsi o diarrea. Nei casi più gravi, ma fortunatamente rari (3-5 %), possono perforarsi provocando un ascesso o una peritonite o importanti emorragie. Il ripetersi degli episodi di diverticolite può portare ad una stenosi del sigma con occlusione intestinale.

Tutte queste complicanze richiedono quasi sempre l’intervento chirurgico, con la resezione del tratto dell’intestino colpito.

La diagnosi

Quando i diverticoli sono asintomatici la diagnosi è per lo più casuale in corso di colonscopia eseguita per altri motivi. Si pone il sospetto di diverticolosi o diverticolite invece quando compaiono dolori addominali recidivanti, meteorismo, stipsi o addirittura dolore acuto con febbre. In questi casi la conferma diagnostica si può avere con un esame radiologico, Rx clisma opaco o colonTAC.  Da evitare assolutamente l’esecuzione di una colonscopia perché, soprattutto se sono infiammati, insufflando aria per procedere con lo strumento possono perforarsi.  Nel sospetto di una diverticolite acuta o di una perforazione diverticolare l’esame da fare è una TAC.

Ma come si cura la malattia diverticolare e come si prevengono le complicanze più gravi?

Dieta

Se i sintomi sono lievi, è consigliata una dieta ricca di acqua e di fibre, (20-30 g di al giorno, secondo l’indicazione OMS), con frutta, verdura e cereali integrali, in grado di favorire un’evacuazione quotidiana con feci morbide. Le fibre vanno introdotte gradualmente, senza però esagerare con cibi ricchi di semini, contenuti in kiwi, pomodori, melanzane, uva e fichi, soprattutto in caso di diverticolite ricorrente e con gli alimenti che provocano eccessivo meteorismo (come i legumi). Le diete povere di scorie, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, sono controindicate, perché favoriscono la stipsi e possono essere utilizzate solo per brevissimo periodo nella fase di riacutizzazione, cioè durante la diverticolite. Andrebbero ridotti o aboliti anche spezie, cibi piccanti (pepe, peperoncino, curry, noce moscata, paprika), alcolici, bevande gassate, tè (ammesso quello deteinato), caffè, cioccolato, alcolici, fritti, alcuni tipi di formaggi (gorgonzola, pecorino, provolone, roquefort) e il latte, se provoca eccessivo meteorismo, mentre è tollerato lo yogurt naturale e i latticini (tranne i formaggi piccanti), da evitare però sempre nella fase acuta.

Terapia farmacologica

Sull’utilità del trattamento cronico con cicli mensili (della durata di 7-10 gg) di antibiotici scarsamente assorbibili (rifaximina), non c’è unanime accordo, malgrado il miglioramento evidente dei sintomi. Utile è l’uso di probiotici (fermenti lattici), che potrebbero aiutare a ridurre il rischio di episodi di diverticolite. In caso di disturbi funzionali, in particolare il dolore, sono utili i farmaci antispastici o anticolinergici.

In alternativa all’antibiotico può essere indicato l’uso di mesalazina per 10 gg/mese sempre associata a probiotici. (per l’autore più consigliabile per evitare la formazione di ceppi batterici resistenti.

In caso di diverticolite, è invece necessario associare antibiotici specifici e limitare le fibre, riducendo per qualche giorno frutta, verdura e cibi integrali (preferendo te leggero, acqua e zucchero, centrifugati, brodi) per almeno 2-3 giorni, antispastici (non antidolorifici). In assenza di miglioramento, nei casi a insorgenza grave della malattia o in presenza di fattori di rischio (eventuali patologie associate, immunodepressione, età avanzata), le linee guida consigliano invece l’ospedalizzazione con riposo intestinale, alimentazione parenterale, terapia antibiotica per via endovenosa, sostituita con quella orale alla dimissione.