La cromoendoscopia

Cosa si intende con il termine cromoendoscopia, come viene eseguita, quali sono le indicazioni e le controindicazioni?

I continui progressi tecnologici applicati al campo dell’endoscopia digestiva hanno consentito una sempre maggiore capacità diagnostica migliorando lo studio sia della superficie della mucosa e che delle sue lesioni più profonde con la possibilità di valutare la trama vascolare sottomucosa e le sue eventuali anomalie.

Tra queste la cromoendoscopia virtuale (associata alla magnificazione) consente non solo di rilevare lesioni altrimenti non distinguibili dalla mucosa normale, ma anche in molti casi di stabilirne la malignità e il grado di infiltrazione degli strati più profondi della parete intestinale.

Cromoendoscopia tradizionale

Tali sostanze possono essere dei coloranti vitali (blu di metilene, blu di toluidina, lugol), oppure dei coloranti di contrasto (acido acetico, indaco di carminio).
Non è una tecnica nuova: introdotta per la prima volta nel 1975 dagli endoscopisti giapponesi, consiste nell’applicazione locale di coloranti durante l’indagine dopo una accurata detersione della superficie mediante acido acetico diluito.

I primi sono assorbiti dalle cellule della mucosa, mentre i secondi non sono assorbiti, e si accumulano nelle fossette ghiandolari e nei solchi della mucosa, esaltandone ed evidenziandone l’architettura. In questo modo è più facile individuare la presenza di lesioni piatte e definirne meglio i contorni.

Cromoendoscopia virtuale

Grazie all’avanzamento tecnologico è stato possibile riprodurre gli stessi risultati, potenziandoli, grazie a una innovativa metodica di imaging endoscopico real-time on-demand, la cosiddetta Computed Virtual Chromoendoscopy ovvero la Cromo-Endoscopia Virtuale (CVC).

La CVC, con sofisticati sistemi quali la Narrow Band Imaging (NBI-Olympus), la Fujinon Intelligent Color Enhancement (FICE-Fujinon) o l’iScan di Pentax, elabora elettronicamente l’immagine con l’applicazione di filtri ottici o elettronici alla luce emessa dalla fonte luminosa massimizzando l’intensità della luce blu, luce che viene assorbita in particolar modo dall’emoglobina del sangue. Questo effetto permette di migliorare la visualizzazione del network vascolare sottomucoso e del pattern mucosale di superficie, con un enorme guadagno nella diagnosi precoce: più facile identificazione delle lesioni, differenziazione delle lesioni neoplastiche da qu elle non neoplastiche, stadiazione delle stesse (displasia vs neoplasia, superficiali vs profonde).

L’elaborazione dell’immagine si attiva con la semplice pressione di un pulsante ed è quindi molto più immediata e riproducibile della vecchia metodica di colorazione con liquidi.

Questo ci permette una sorveglianza “sicura” delle lesioni sospette o di intervenire precocemente con la semplice asportazione endoscopica anche in presenza di lesioni neoplastiche purchè superficiali.

Applicazioni

Le applicazioni più comuni della cromo-endoscopia sono

  • identificazione
    • delle lesioni superficiali mucose
    • delle aree di displasia (il primo stadio verso l’evoluzione in tumore) a livello esofageo, gastrico o colico
    • delle neoplasie iniziali
  • Identificazione, caratterizzazione e sorveglianza dell’esofago di Barrett
  • sorveglianza nel morbo di Crohn e colite ulcerosa.

 

Come si esegue

La preparazione del paziente che deve essere sottoposto a questo tipo di esame è la stessa di quella richiesta per l’esecuzione dell’endoscopia e non esistono controindicazioni diverse. Dura solo qualche minuto in più.

In taluni casi quando si richiede una valutazione particolarmente accurata della mucosa è preferibile una sedazione profonda del paziente per avere delle immagini più ferme.

 

In conclusione, la cromoendoscopia virtuale è una metodica che rappresenta un importante completamento dell’armamentario diagnostico a disposizione del medico endoscopista. Bisogna però sempre ricordare che la tecnologia di per sé non è sufficiente a garantire i migliori risultati perché il medico deve essere preparato ad utilizzarla.