Quando hai bruciore in gola

1.    Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Come dice il nome è il reflusso del contenuto gastrico acido in esofago.  Questo avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo mangiato. Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia, in termini di frequenza e durata, si verifica una vera e propria malattia, che nella maggior parte dei casi si presenta con quei disturbi che noi chiamiamo bruciore o acido in bocca e che siamo abituati a curare con semplici antiacidi. Colpisce circa il 10-20% della popolazione in Europa.

2.    Quali sono le cause del reflusso gastroesofageo?

Tra esofago e stomaco esiste una valvola (lo sfintere esofageo inferiore) che come una porta si apre al passaggio del cibo ma subito dopo si richiude per impedire che questo ritorni indietro. Quando rimane aperta troppo a lungo compaiono i disturbi legati alla presenza di acido in esofago e abbiamo la malattia.

Il perché questa valvola non funzioni è legato a molti fattori, anatomici, dietetici, funzionali (rallentato svuotamento gastrico), pressori (abnorme ripienezza obesità gravidanza), farmacologici, ormonali.

Il reflusso possiamo averlo sempre, ma si accentua in particolari situazioni. Se paragoniamo lo stomaco ad una bottiglia di plastica senza tappo lo capiamo meglio: se quando la bottiglia è piena (quando cioè abbiamo mangiato) la agitiamo (facciamo sport) il liquido fuoriesce (è il reflusso), ugualmente se la pieghiamo (ci sdraiamo a letto) o se la schiacciamo (aumento della pressione per gravidanza o obesità) e se la riempiamo troppo (pasti eccessivi o ritardato svuotamento gastrico).

3.    Quali sono i sintomi del reflusso gastroesofageo?

Sono molti e alcuni apparentemente non collegati. Per questo li distinguiamo in tipici e atipici.

I sintomi tipici della malattia sono:

  • la pirosi (sensazione di bruciore retrosternale, talora irradiata al collo oppure posteriormente, tra le scapole) e il rigurgito acido (risalita non forzata del contenuto gastrico fino al cavo orale).

I sintomi “atipici” sono:

  • la disfagia (sensazione di difficoltà nella deglutizione, spesso legata ad alterazioni motorie correlate al reflusso), l’odinofagia (dolore legato alla deglutizione) ed il dolore toracico simil-anginoso (dolore retrosternale irradiato al mento, alla mandibola, alle braccia e tra le scapole), che può indurre erroneamente a sospettare un infarto del miocardio.
  • Laringite cronica, tosse, raucedine, abbassamento della voce, singhiozzo
  • Asma
  • Otite media
  • Insonnia

4.    La diagnosi

I sintomi tipici (bruciore dietro il petto e rigurgito acido in bocca) sono già sufficienti per fare una diagnosi di Malattia da Reflusso Gastroesofageo. Se dopo un breve periodo di terapia con gastroprotettori non si ottengono risultati, oppure compaiono sintomi “di allarme” come dimagrimento, debolezza, anemia, difficoltà ad ingoiare è necessario eseguire alcuni esami diagnostici.

Il più importante è la gastroscopia (EGDS): è l’esame principale, valuta la presenza di una eventuale ernia jatale e la gravità dei danni sulla mucosa esofagea determinati dal reflusso. Può essere completata da un esame radiologico del tubo digerente.

Per studiare invece le alterazioni funzionali dell’esofago ed il numero e gravità dei reflussi, anche come valutazione dell’efficacia della terapia, dobbiamo sottoporci ad una Manometria esofagea e ad una pH-impedenziometria delle 24 ore. Ultimamente per evitare di tenere il sondino della ph-metria per 24h inserito attraverso il naso possiamo studiare il reflusso mediante posizionamento di una capsula in esofago che cadrà spontaneamente dopo 4-5 gg. (ph-metria wireless)

5.    Terapia

La terapia iniziale per il reflusso gastroesofageo si basa su:

  • Controllo dello stile di vita e un’adeguata educazione alimentare per ridurre il peso corporeo(soprattutto la circonferenza addominale) evitando il fumo e gli alimenti che potrebbero peggiorare l’acidità come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi.
  • Evitare di coricarsi subito dopo i pasti, soprattutto quando pesanti o abbondanti (sarebbe necessario attendere almeno 2-3 ore) e consumare un pasto leggero alla sera.

Se i disturbi permangono nonostante le correzioni alimentari, vengono prescritti dei farmaci, che possono essere:

  • Antiacidi:neutralizzano l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma breve; sono utili solo come rimedio sintomatico e non sono in grado di guarire la mucosa esofagea da eventuali erosioni (esofagite). L’abuso di queste sostanze può inoltre causare problemi di diarrea o stipsi.
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido.
  • Farmaci procinetici per favorire lo svuotamento gastrico.

La chirurgia per il trattamento del reflusso gastroesofageo è considerata una misura “estrema” ed è riservata a pazienti che rispondono male ai farmaci e che presentano contemporanei problemi anatomici, come ernie iatali di grandi dimensioni.

Quello che assolutamente bisogna evitare anche se la terapia apparentemente sembra semplice ed in alcuni casi efficace è di curarsi da soli leggendo internet o i molti forum di inesperti perché anche se il disturbo iniziale può temporaneamente sparire è importante che sia uno specialista a seguirvi nella prescrizione dei farmaci e nel monitoraggio delle eventuali complicanze

6.    Quali sono le complicanze e quanto gravi

Sembra ovvio ma per rilevarle bisogna conoscerle e essere dotati di strumentazione idonea.

Nel 30-35% dei casi la Malattia da Reflusso Gastroesofageo si complica con erosioni a livello dell’esofago (esofagite), ulcere o restringimenti (3-5%) che comportano diverse sedute endoscopiche per aprire il lume esofageo.

Qui interviene l’esperto che deve riconoscerle e differenziarle da una possibile neoplasia.

Ma a mio parere la complicanza più grave perché subdola è la comparsa in una storia di reflusso cronico di un epitelio di rivestimento a protezione della mucosa esofagea, che si chiama epitelio di Barrett. L’ho chiamato subdolo perché quando compare l’esofago protetto “non sente più il bruciore”, il paziente non si cura più, non torna dal medico ma il reflusso persiste ed il danno mucoso continua progredendo fino a trasformare questo epitelio in epitelio tumorale.

Ed è qui che interviene l’endoscopista, esperto in questa patologia: utilizzando particolari strumenti riesce ad individuare questo epitelio, accorgersi della trasformazione prima che si diffonda a tutto l’organo ed asportarlo con delicate tecniche endoscopiche. Il paziente guarisce senza dover essere sottoposto come si faceva fino a pochi anni fa ad importanti interventi chirurgici di asportazione dell’esofago.