Un nuovo farmaco che blocca i sintomi del morbo di Crohn

Sono circa 70.000 le persone affette in Italia della malattia di Crohn.
Patologia cronica recidivante legata ad una errata risposta del nostro sistema immunitario, che colpisce più frequentemente l’ileo e il colon, ma nel bambino non è raro riscontrarlo a livello della bocca, esofago, stomaco, duodeno e regione perianale.

Nelle fasi di acutizzazione la sintomatologia può essere invalidante con un corteo sintomatologico complesso anche extra-intestinale, in cui predominano i dolori addominali e la diarrea spesso mista a sangue. Può complicarsi con occlusione intestinale, ascessi perianali, perforazioni intestinali.

Al momento non esiste una cura per la malattia di Crohn, ma al massimo si possono controllare i sintomi con farmaci anti-infiammatori e corticosteroidi con temporanee remissioni. Anche la dieta e lo stile di vita aiutano nel mantenere le remissioni, ma in alcuni pazienti si deve ricorrere alla chirurgia per la comparsa di stenosi e perforazioni.

Qualcosa, però, sta cambiando. In un recente uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Lancet è stato dimostrato che la tempestiva intensificazione della terapia con l’utilizzo in associazione ai farmaci tradizionali dei farmaci biologici anti-TNF (inibitori dei fattori di necrosi tumorale, una citochina che regola le cellule del sistema immunitario), comporta migliori risultati clinici ed endoscopici rispetto al trattamento basato solo sui sintomi, con guarigione delle ulcere intestinali e riduzione del numero dei ricoveri ospedalieri.

Recentemente è stata approvata in Italia una nuova terapia, che prevede la somministrazione di una nuova classe di anticorpi monoclonali capace di agire sul processo infiammatorio responsabile della patologia, sia in termini di velocità di azione sia di durata del mantenimento della remissione

Il nuovo farmaco messo sul mercato dalla Janssen è un anticorpo monoclonale delle interluchine 12 e 23, che ha dimostrato portare un miglioramento clinico repentino, con un alto tasso di risposta entro le tre settimane dall’inizio della terapia. Inoltre alla rapidità d’azione corrisponde la capacità di mantenere più a lungo la remissione.

In adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a grave, ha mostrato in circa il 40% dei pazienti una risposta clinica di controllo dei sintomi già a partire dalla terza settimana dalla somministrazione. Tra i pazienti trattati con una dose di mantenimento del farmaco ogni 8 o 12 settimane, rispettivamente nel 53% e 48,8% dei casi, c’è stata una remissione dei sintomi della malattia alla 44ma settimana. Gli stessi tassi di remissione, infatti, sono stati mantenuti fino alla 92ma settimana di terapia.

Vi è un altro elemento di vantaggio: il piano terapeutico prevede solo la prima induzione per via endovenosa, a cui segue una terapia di mantenimento ogni 3 mesi per via sottocutanea. Si tratta di quattro iniezioni l’anno, effettuabile dal paziente stesso. E, chi soffre di malattie croniche, sa bene qual è il vantaggio.


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Fonte immagine: AMICI ONLUS